Chi passa un'estate nel Salento prima o poi la incontra: dal finestrino dell'auto, in una piazza di paese, o nel racconto di chi c'è stato. La Notte della Taranta è nata alla fine degli anni Novanta come operazione di recupero della musica popolare salentina ed è diventata negli anni il più grande festival di musica folk d'Italia.
Da dove viene la pizzica
Alla base di tutto c'è la pizzica, la danza e il repertorio musicale legati storicamente al fenomeno del tarantismo, il rito con cui nelle campagne salentine si affrontava il morso della taranta attraverso musica ossessiva e danza prolungata. Da quel nucleo antico — tamburello, violino, organetto, voce — la pizzica è uscita dall'ambito rituale per diventare linguaggio musicale contemporaneo, e il festival è il luogo dove questa trasformazione è più evidente.
Un festival itinerante
La Notte della Taranta non è una serata sola. Ogni anno, per settimane, il festival attraversa i comuni dell'entroterra salentino con una serie di tappe itineranti: concerti gratuiti nelle piazze dei paesi, spesso davanti a chiese, castelli o palazzi storici, con l'Orchestra Popolare e con gruppi di musica tradizionale del territorio. È la parte del festival che molti visitatori apprezzano di più, perché mantiene una dimensione raccolta e permette di ascoltare la pizzica nel suo contesto.
Il concertone di Melpignano
Il momento culminante è il concertone finale, che si tiene ogni anno in agosto a Melpignano, nel piazzale dell'ex convento degli Agostiniani. È un evento di dimensioni enormi, capace di richiamare oltre centomila persone in una sola notte, con l'Orchestra Popolare La Notte della Taranta sul palco e un maestro concertatore diverso a ogni edizione, chiamato a rileggere il repertorio tradizionale insieme a ospiti italiani e internazionali.
Cosa aspettarsi la sera del concertone
Il palco resta acceso fino a notte fonda e il pubblico balla per ore. Non c'è un dress code né un modo giusto di partecipare: si sta in piedi, ci si sposta, si balla dove capita. Chi vuole vedere bene il palco deve arrivare presto; chi preferisce vivere l'atmosfera può restare nelle zone più esterne, dove c'è più spazio. Sono utili scarpe comode, acqua e la consapevolezza che il rientro in auto sarà lento.
Il festival oltre la musica
Attorno al festival ruotano ogni anno seminari di tamburello e di danza popolare, incontri e progetti di ricerca sulla tradizione musicale salentina. È un aspetto meno visibile ma importante: la Notte della Taranta non si limita a mettere la pizzica su un palco, contribuisce a tramandarne le tecniche a chi la suona e la balla.
Ascoltare la pizzica anche fuori dal festival
La musica popolare salentina non vive però solo nelle settimane del festival. Per tutta l'estate, nelle piazze e nei cortili dei paesi, capita di imbattersi in ronde spontanee: cerchi di persone attorno a un gruppo di tamburellisti, dove chi vuole entra e balla. Nascono senza programma e finiscono a notte fonda.
Esiste poi una variante rituale a sé: la pizzica scherma, la cosiddetta danza delle spade, in cui il duello viene mimato con le sole dita della mano. La si vede a Torrepaduli, frazione di Ruffano, nella notte tra il 15 e il 16 agosto, durante la festa di San Rocco: le ronde si formano dopo la mezzanotte e vanno avanti fino all'alba. Non serve saper ballare per assistere, serve solo la disponibilità a restare svegli.
Date e programma
Le date delle tappe itineranti, il calendario completo e il nome del maestro concertatore cambiano di anno in anno e vengono annunciati nei mesi precedenti l'estate. Per informazioni aggiornate su programma, luoghi e modalità di accesso conviene fare riferimento esclusivamente ai canali ufficiali della Fondazione La Notte della Taranta e ai comuni che ospitano le serate.
Vissuta da vicino, la pizzica non è folklore da cartolina: è una musica che nel Salento si continua a suonare, e in agosto la si sente davvero ovunque.
Una base tranquilla nelle sere d'estate
Dopo una serata di musica si rientra in campagna, tra piscina e giardino, a pochi minuti dai paesi dell'entroterra salentino.